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Benozzo di Lese nacque nel villaggio di Sant’Ilario a Colombano, nell’area di Badia di Settimo in provincia di Firenze, intorno al 1421. Il nomignolo “Gozzoli” gli venne attribuito dal pittore e storico aretino Giorgio Vasari nella seconda edizione delle Vite del 1568. Arrivato a Firenze nel 1427 insieme alla sua famiglia che qui si trasferì, iniziò la sua formazione professionale, secondo ciò che racconta il Vasari, prima sotto la guida di Lorenzo Ghiberti, da cui apprende il gusto del particolare minuzioso tipico dell’arte orafa, e successivamente del domenicano fra Giovanni da Fiesole, meglio conosciuto come il Beato Angelico. Scrive infatti di lui il Vasari: “Costui fu discepolo dello Angelico fra Giovanni, et a ragione amato da lui, e da chi lo conobbe tenuto pratico di grandissima invenzione, e molto copioso negli animali, nelle prospettive, ne’ paesi e negli ornamenti” – Le vite, 1568. Con il Beato Angelico, che aiutò nella decorazione del convento e della Chiesa di San Marco a Firenze, collaborò per almeno un decennio, seguendolo anche nei suoi spostamenti a Roma e ad Orvieto. La sua prima opera certa, in quanto firmata e datata da Benozzo, è una Madonna in trono col Bambino affrescata nel 1450 per
la chiesa di San Fortunato a Montefalco, vicino Spoleto, mentre il suo più pregevole capolavoro è decisamente rappresentato dagli affreschi eseguiti nella cappella di Palazzo Medici Riccardi fra il 1459 e il 1463, chiamata Cappella dei Maghi, dove è presente anche un suo autoritratto con berretto rosso su cui si può leggere “opus Benotii”. Oltre a due pale d’altare custodite nei Musei Vaticani e a Londra alla National Gallery, di Benozzo ci sono pervenuti il San Sebastiano della collegiata di San Gimignano e alcuni affreschi nella chiesa di S.Agostino in quella stessa città. Giunto all’apice della notorietà Benozzo Gozzoli morì, contagiato dalla peste, a Pistoia nel 1497.

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