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Schive, misteriose, sensuali, le donne dipinte da Laura Aprile racchiudono la forza vibrante dell’animo femminile. Se di primo impatto si rimane colpiti dall’esteta fisicità delle figure, un’osservazione più profonda dei dipinti ci porta a immergerci in un momento intimo e interiore con la donna del quadro. Laura Aprile crea un mondo (la stanza) e una donna (spesso se stessa) e, proprio in quel momento, nasce un piccolo, grande fotogramma di storia di cui è impossibile concepirne l’interezza, ma che basta a trasmettere emozioni; quello stesso istante dal quale la pittrice parte, con una foto o un autoscatto, per realizzare la sua opera è il primo studio e approccio al dipinto. Da lì, nasce l’anima di ogni donna raffigurata, sempre diversa, camaleontica, ma al tempo stesso ognuna libera da pregiudizi e quasi ignare degli occhi che si poseranno su di loro.

Nella pittura di Laura Aprile, di origine siciliana e diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, si scorge una raffinata eleganza nella scelta dei colori, dei tessuti e delle inquadrature dei soggetti, che guidano l’osservatore a concentrare il proprio sguardo su ciò che la pittrice sceglie di mettere in evidenza. Il coraggio, l’essere liberi da condizionamenti esterni, è intrinseco nella mentalità di Laura Aprile, che con grande forza ha voluto rimarcare nella realizzazione del suo sogno, nonostante una famiglia rigida alle spalle: “ho dovuto lavorare tantissimo per arrivare a realizzare pittoricamente quello che desidero –sottolinea la pittrice- mi piace sfidarmi e la pittura, insieme all’amore, danno un senso alla vita”. Nata con la matita in mano, fin da piccola trovava nell’arte (nel disegno, nella recitazione, nel canto) una via di fuga, ma è solo con il tempo e la disciplina che Laura Aprile e le mille sfaccettature della femminilità 35 dal sogno di far bene una mano, un dito, un avambraccio, è poi arrivata a creare una linea stilistica identificativa ed emozionante, precisa e tecnicamente rigorosa. Nella chiacchierata con l’artista Laura Aprile si scopre la sua umiltà, l’analisi autocritica sul proprio lavoro, il suo amore per la pittura e per la vita che riversa con passione nei suoi dipinti, la stessa che poi ritroviamo nelle sue donne; donne che possono essere chiunque perché spesso prive dello “specchio dell’anima”: l’occhio. L’assenza dello sguardo, simbolo inevitabile di personificazione, è in realtà l’elemento che porta a immergersi nel dipinto, nella forza e nell’energia densa di vibrazioni delle donne raffigurate dall’artista.

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