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“Piccolo centro di montagna, durante l´ultimo conflitto mondiale, ospitò i primi nuclei di resistenza armata e partecipò attivamente alla lotta di Liberazione, pagando un notevole tributo di vite umane e di danni materiali. Ammirabile esempio di coraggio, di spirito di libertà e di amor patrio”. Poche ma significative righe dalla rispettabile firma: Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica Italiana che nel 2003 conferiva a Vicchio la medaglia d’argento al merito civile per l’ardua resistenza opposta ai soprusi nazifascisti. Si trattò di un grande atto di coraggio della gente del luogo represso però con una barbarie vista altrove poche volte al punto tale che dei fatti di Vicchio ne diede notizia per giunta Radio Londra. Ma questa è storia recente; molto più remota invece la costruzione di quel ponte che, nel 1295, consentì alle popolazioni di Montesassi e San Giusto di attraversare la Sieve ed edificare l’allora Vico, circondato da mura nel 1324, divenuto sede di una Podesteria (soppressa solo nel 1838) e nel 1413 dotato di uno statuto ispirato ai principi di libertà scritto di prima mano da Coluccio Salutati. Questo piccolo centro di montagna intreccia la sua storia ad uno dei più grandi maestri dell’arte italiana del Rinascimento: Giotto, che proprio qui nacque e – secondo la leggenda sempre qui (sul ponte di Ragnaia) fu notato mentre disegnava una pecora su una pietra da colui che fin da quel primo incontro ne intuì il prodigio favorendone la maturazione: Cimabue In paese il legame indissolubile tra Vicchio e uno dei più grandi pittori della storia di tutti i tempi si evince un po’ dappertutto: dalla piazza centrale a lui dedicata e dove giganteggia la statua che lo ritrae, fino al teatro, anch’esso in suo nome proprio come l’evento principale dell’anno, il Giotto Jazz Festival, manifestazione di grande richiamo giunta alla tredicesima edizione. Non da meno è la Casa dell’artista, meta ogni anno di centinaia di appassionati in visita alla struttura in cui sono conservati tanti documenti inerenti la vita del pittore ma, molto spesso, anche sede di incontri ed eventi. Ma Giotto non è stato l’unico vicchiano “illustre”. Non da meno fu il concittadino e “collega” Guido di Piero Tosini, divenuto monaco col nome di Fra’ Giovanni, più conosciuto come Beato Angelico anche se la canonizzazione da parte di Papa Giovanni Paolo avvenne solo nel 1984. Un uomo di fede dunque ma al contempo personaggio preponderante dell’arte figurativa tra Umanesimo e Rinascimento a cui è intitolato il Museo d’Arte Sacra, uno dei luoghi più visitati dagli appassionati di preziosità religiose. A dirla tutta, ai due grandi appena citati dobbiamo aggiungerne anche un altro, che non vi nacque ma era solito soggiornarvi, soprattutto tra il 1560 e il 1570: Benvenuto Cellini, orafo, scrittore e scultore fiorentino la cui casa vicchiana ospita oggi una scuola di oreficeria.

“A small mountain town which, during the last world war, hosted the first groups of armed resistance and took part in the struggle of Liberation, paying a considerable toll in human lives and material damages. An admirable example of courage, spirit of freedom and patriotism”. Few but significant lines by the respectable big name of Carlo Azeglio Ciampi, the President of Italian Republic who in 2003 awarded to Vicchio the silver medal for civil valour for the arduous resistance opposed to Nazi-Fascist oppression. It was a great act of courage of local people, but it was repressed with a barbarity that only few times was seen elsewhere to the point where even Radio Londra informed about the events of Vicchio. But this is a recent history; whereas is much more remote the building of that bridge which, in 1295, enabled the populations of Montesassi and San Giusto to cross the Sieve and to erect the then Vico, surrounded by walls in 1324, became the seat of a office of a podestà (abolished only in 1838) and in 1413 provided with a “statute, inspired by the principles of freedom, written by Coluccio Salutati. This small mountain village interlaces its story with one of the greatest masters of Italian art of Renaissance: Giotto, who was born here and – according to the legend – always here (on Ragnaia bridge) was noted while drawing a sheep on a stone from the man who, since that first meeting, sensed his gift supporting his maturation: Cimabue. In village the indissoluble link between Vicchio and one of the greatest painters of history can be deduced everywhere: from the central square dedicated to him and where towered the statue that portraying him, up to the theatre, always in its name such as the main event of the year, the Giotto Jazz Festival, a very popular show of great appeal arrived at the thirteenth edition. The artist’s home is not least, every year the destination of hundreds of lovers who visit the building which preserved many documents regarding the life of the painter but, very often, also the venue of meetings and events. But Giotto was not the only “illustrious” person from Vicchio. Not least the fellow citizen and “colleague” Guido di Piero Tosini, became monk with the name of Fra’ Giovanni, better known as Beato Angelico even if the canonization by Pope Giovanni Paolo happened only in 1984. A man of faith but meanwhile a predominant personality of figurative art between Humanism and Renaissance to whom is dedicated the Museum of Sacred Art, one of the most visited place by lovers of religious precious items. To be honest, to the two great men just mentioned we must add another one, who wasn’t born here but he used to stay, especially between 1560 and 1570: Benvenuto Cellini, Florentine goldsmith, writer and sculptor whose house in Vicchio nowadays houses a goldsmith’s art school.

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